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Twilight Vamps

 Twilight Vamps

Let’s get the party started

Differenziare, aprire a nuovi business, cercare di seguire i nuovi trend, anticipare la domanda. Se i vampiri fossero una SPA e se “Twilight Vamps” non fosse un film ma la realtà, ci avrebbero visto giusto. Perché i principi delle tenebre, anzi, nel caso le principesse, si mettono in affari aprendo uno strip club/bordello nel quale accalappiano clienti ci fanno sesso e gli succhiano (anche) il sangue.

Chi invece è molto bravo a seguire nuovi trend e ad accontentare un certo pubblico è senza dubbio Fred Olen Ray noto, e già visto spesso su queste pagine, mestierante del direct-to-video e guru del soft-core.

Questo film del 2010 segue naturalmente la linea di tutti i suoi precedenti lavori con la solita sfilza di belle attrici e ...

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The Pig Keeper’s Daughter


The Pig Keeper’s

Daughter

She brought a new meaning to the phrase, “driving a hard bargain”!

“Talk about the Pig Keeper’s Daughter (…) She is a queen/She is a bitchy queen”. La canzoncina catchy di apertura ci ricorda che qui si parla della figlia del guardiano dei maiali la quale ha un’attitudine per le storie di sesso. Per dirla bene.

E il film è tutto qui. Ed è forse l’episodio hillbilly più famoso (con “Country Cuzzins”) di Bethel Buckalew e sicuramente, a suo modo, il più riuscito. Perché bisogna ammetterlo, Buckalew e l’immancabile Harry H. Novak sanno come fare un pessimo film erotico con un filo di trama che giustifichi le tantissime
scene di sesso. Sanno scegliere gli attori e le attrici (non c’è stranamente Rene Bond ma ci le appariscenti meteore...

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Shameless, Tasteless

Shameless, Tasteless


Un po’ di anni fa, uno scienziato pazzo clonò John Waters, delle spie russe rubarono il risultato dell’esperimento e forse troppo ubriachi o distratti da una prostituta lo persero da qualche parte in Ucraina.
Storia impossibile? Certo che no, anzi, deve essere andata proprio così, se guardiamo le opere di un oscuro regista ucraino di nome Yakov Levi.
Levi è, infatti, il clone del buon John Waters. Un Waters dei giorni nostri però lontano dal messaggio punk ma testimone, a suo modo, degli emarginati della società o forse più spudoratamente, morboso sfruttatore degli stessi. Chissà.
Il risultato è più meno lo stesso comunque, pellicole sfacciate e disgustose che hanno come protagoniste prostitute giovani e vecchie, spogliarelliste, tossici, spacciatori, b...
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Naughty Nymphs

Naughty Nymphs

Naughty Nymphs

Learn the Secret of Eternal Sex from the Naughty Nymphs

L’orgoglio latino che c’è in noi e la brezza del Mediterraneo ci porta a sottolineare che “Die Liebestollen Apothekerstöchter”, titolo originale di questa pellicola, non va affatto bene per una commedia soft-core. Aspettate, ci fermiamo un attimo e proviamo a dirlo: diliebestolleapotecherstuchter. No, niente. Non funziona. Questo titolo metallico e freddo è la metafora di un film al quale manca quel calore e quel colore tipico delle nostre latitudini. Orgoglio latino! Un’assenza fatale per una commedia che avrebbe tutte le carte in regola per essere originale, brillante e molto sexy.
Traducibile letteralmente come “Le Figlie Innamorate del Farmacista”, intitolato in italiano con “Le Pillole Del Farma...

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Sweet Prudence & the Erotic Adventure of Bigfoot

Sweet Prudence &

the Erotic Adventure

of Bigfoot

 
You know what they say about guys with big feet…

Non sappiamo quale sia il suono onomatopeico di due corpi che sbattono ripetutamente l’uno contro l’altro, ma è il suono più ricorrente delle pellicole che fanno del soft-core, ai limiti del consentito, il proprio credo. Le sinfonie sono tante, c’è solo l’imbarazzo della scelta e a volte capita di vedere (ops…sentire) buona musica e a volte ovviamente capita il contrario.
Questo film dal titolo chilometrico entra di diritto nel primo gruppo elevandosi dalla massa e diventando per noi il miglior episodio del genere recensito fino ad ora.
Il canadese William Burke che scrive e dirige questo suo primo film, costruisce una storia che a parte le tante scene erotiche ha un umo...

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Gli Amici Di Nick Hezard

Gli Amici

di Nick Hezard

Attenti amici miei il difficile non era fargliela ma farglielo credere

Abbiamo sempre avuto il sospetto che Di Leo mettesse le mani avanti ogni volta che si rendeva conto di aver realizzato una pellicola non riuscita al cento per cento. È stato così con “Avere Vent’anni”, con “Colpo in Canna” e pure con questo film, dal quale l’autore della trilogia del “Milieu” si smarca dicendo che si è reso conto d’aver dato la parte principale all’attore sbagliato.
Anche se il fatto di prendere le distanze a cose fatte non gli rende onore, bisogna dire che il grande Di Leo di cinema ne capisce e ha perfettamente ragione.
Con le migliori intenzioni e con qualche tocco registico, tra i quali un inutile uso dello “split screen”, Di Leo si butta nell...

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Bikini Frankenstein

Bikini Frankenstein
She’ll Love You To Pieces!

L’industria dei Bikini “qualchecosa” di Fred Olen Ray questa volta va dritta, dritta e cerca di penetrare (sì, sono doppi sensi ragazzi!) nientemeno che nel mito di Frankenstein. Non ci sono bikini al contrario di quello che promette il titolo e ci sono pochi abiti in generale, ma non è un problema, perché seppur resti lontanissimo dall’essere una memorabile parodia sul tema, questo film è un ottimo capitolo per il suo genere, quel “direct to video” soft-core fino al limite consentito, tanto caro al regista.

L’idea è molto semplice. Una realizzazione e una regia molto lineari, un’infinita serie di scene di sesso simulate e accompagnate da una musica perenne, inframmezzate da un filo sottile di storia che le giustifica...
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Bloodbath At The House Of Death

Bloodbath At

The House Of Death

 
 
-That’s strange, I thought the phones where dead
-Why do you think that?
-They usually are in situations like this

Essere attratti da una “House of Death”, ammettiamo che può sembrare strano. Ma siamo alle prese con il british humour (che noi adoriamo), con Vincent Price e con un bravissimo artista che si chiama Kenny Everett. E per quanto strano possa sembrare, in questa “House of Death” ci entriamo volentieri.

In effetti, le nostre attese sono ripagate da un inizio divertente, costituito da un paio di ottime gag. Una cosa che alza ancor di più le nostre aspettative nei confronti di questo film del 1984. 
Poi, va a sapere perché, minuto dopo minuto, la “House of Death” diventa una “House of Nightmares”, in senso cinematogra...
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Brand Of Shame

Brand Of Shame



 the adult color western, that puts you back in the saddle again!

Musica pop in apertura, corpetti di signorine che esplodono e lesbo proprietarie di hotel. Poco vecchio west, molto anni sessanta e quindi ecco un altro, polveroso, assurdo, Far West. Perso nei territori della commedia e della “sexploitation”, in questo film del 1968 capita ben poco, se escludiamo i lunghi momenti nei quali attori e attrici rimangono aggrovigliati senza vestiti e con allegre musichette di sottofondo.

Siamo di fronte a un prodotto pop dunque, inutile alla storia del cinema, ma in fin dei conti innocuo, scritto da un esperto del genere, il produttore David F.Friedman e diretto da quel folle di Byron Mabe che in quanto a filmetti in quegli anni ne sformava uno dietro l’altro: “Acid ...
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Fantasm Comes Again

Fantasm Comes Again
The softcore sensation that puts it all in!

Circa cinquantamila dollari australiani di incasso sono una ragione sufficiente per fare un sequel, deve aver pensato l’allora sconosciuto produttore e regista Anthony I. Ginnan. Così, prima di diventare un nome famoso nel cinema di genere e dell’exploitation australiani, Ginnan produce “Fantasm Comes Again” pensando che cinquantamila dollari, sempre australiani, sono anche una buona ragione per non cambiare nulla. Poco o nulla. 

Ed ecco di nuovo un film fatto a sketch, che più soft core non si può, incentrato sempre sulle fantasie sessuali. Questa volta però il tutto viene raccontato dFantasm Comes Againa due redattori di un giornale che leggono le lettere di calde avventure arrivate in redazione. Non c’è più Richard Fran...
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